Le riprese sono state fatte in una location d'eccezione per un film sul tema:
in un vecchio reparto dell'ex-manicomio provinciale di Udine S.Osvaldo
e sono durate circa 2 mesi con divesi intervalli. Gli attori hanno poturo
immergersi in questa realtà architettonica che è un reperto che parla
ancora al suo visitatore ed esprime delle sensazioni nitide per la percezione
di qualcuno che ha voglia di ascoltare.
Non c'erano ruoli e ciascun attore sulla base di alcune indicazioni ha
cercato una sua strada interpretativa..e alcuni risultati sono stati sorprendenti.
La prigionia dell'essere umano dentro una logica ferrea manicomiale si
sentiva accesa e viva anche attraverso una rete ruggine mezza strappata
o con l'indossare una camicia di forza o un camice. Per alcuni versi l'assenza
di scenografia costruita è stato un elemento che ha avuto una sua forza
ispiratrice per la troupe e la sensibilità di alcuni attori.
Gli attori hanno trovato movimenti gesti sguardi che non avevano nulla
di parodistico o di essessivo e si accordavano a resti di ferro, oggetti
senza più funzionalità, pezzi di stoffa strappati, un freddo pungente
e una luce che negli interni non illuminati fuggiva dentro gli anfratti
e le crepe dei muri o diventava aprendo un balcone irrimediabilmente uniforme
e senza una forma.
Qui vediamo all'opera il regista con la sua troupe minima costituita dall'operatore
Luca Gusso e dall'assistente Massimo Pulcini
con gli attori Chiara Stoppa e Sara Venuti
per alcune "scene della memoria" che si trovano nel docu.
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